Carcere Palestina

Disegni

 

Lara Mallem

Munir Shadi

Nadà Shaukat

Rania Keir

Silia Ballut

Sonni Kair

Susi Nasser

Tali Aode

 

Scheda

 

Nel gennaio 1991 Israele revoca il permesso generale di uscita agli abitanti dei Territori occupati e dal marzo 1993, impone, come misura amministrativa permanente, il confinamento, che limita e a volte blocca gli spostamenti delle persone e delle merci. Da allora i palestinesi, ad esempio per recarsi al lavoro, devono avere un permesso, che può essere rilasciato o negato, dalle autorità israeliane.

 

Nel marzo 2001 Israele costruisce 91 blocchi stradali, (consistenti in profonde trincee scavate nelle strade asfaltate, barricate di terra e cemento, in genere sorvegliati da carri armati e mezzi corazzati) in Cisgiordania, dividendola in 64 enclave distinte, mentre la striscia di Gaza viene divisa in almeno 4 parti simili. Sono inoltre chiusi, a Gaza, lo spazio aereo (dove l’aeroporto è stato distrutto) e le acque costiere. Il confinamento si irrigidisce per i lavoratori e gli studenti e viene esteso anche ai funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese. L’allora presidente dell’ANP, Yasser Arafat, è anch’egli prigioniero a Ramallah, nella Muqata, il quartier generale dell’Autorità Nazionale Palestinese.

 

A metà febbraio 2003, circa tre milioni di palestinesi, uomini, donne, bambini, anziani, sono “sigillati” nei Territori occupati, che risultano trasformati in un grande carcere a cielo aperto.

 

Un carcere dove l’acqua è controllata alla fonte, razionata, e condotta ai villaggi attraverso una rete aperta, e dunque inquinata (l’80% delle risorse idriche è dirottato in Israele e negli insediamenti) e l’erogazione di elettricità è frequentemente interrotta per periodi prolungati. Un carcere nel quale ai malati e al personale sanitario è impedito l’accesso agli ospedali; dove le vaccinazioni ai bambini e le forniture di farmaci sono sospese.

 

La chiusura delle frontiere, i check-points, il coprifuoco sono misure che incidono sulle attività scolastiche, comunitarie, lavorative, che risultano paralizzate, e sull’approvvigionamento dei beni di prima necessità, che viene reso così difficoltoso da portare i bambini a soffrire vere e proprie carenze alimentari, quando non la fame.

 

 

(fonti: Organizzazione mondiale della Sanità; AA.VV., La nuova intifada, Marco Tropea editore; Sara Roy, “Postscript”, in: The Gaza strip: the political economy of de-development, II ed. 2001, Washington, DC)

 

 

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Lara Mallem - 11 anni - V A

 

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Munir Shadi - 9 anni - IV B

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Nadà Shaukat - 11 anni - V B

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Rania Kheir - 8 anni - III B

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Silia Ballut - 8 anni - III B

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Sonni Kair - 8 anni - III B

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Susi Nasser - 8 anni - III A

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Tali Aode - 8 anni - III A

 

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