Il blocco dell’ambulanza

Disegni

Bisan Musa

Ginin Muslem

Haisam Hallawati

Lord Khader Yuakim

Selin Alluhi

 

 

Scheda

 

Israele, dall’ottobre 2000, ha intensificato le restrizioni di movimento dei palestinesi nei territori occupati.

 

La chiusura di strade, i posti di blocco militarizzati, (strade chiuse da ostacoli fisici, a volte da cumuli di immondizia, e dai soldati dei check-point) hanno impedito in almeno 432 casi il passaggio anche alle ambulanze, ai mezzi di soccorso medico, alle donne in travaglio e agli ammalati gravi.

 

Tra l’ottobre 2000 e il marzo 2004, 76 persone che avevano bisogno urgente di soccorso medico sono morte a causa dei ritardi conseguenti a questi blocchi.

 

Il personale medico e i veicoli sanitari sono inoltre oggetto di attacchi con colpi di armi da fuoco, effettuati sia dall’esercito che dai coloni israeliani (197 attacchi solo da parte di questi ultimi, dal 2001 al 2004);

 

25 ambulanze della Prcs (Palestinian red crescent society) sono state distrutte;

 

275 gli operatori sanitari feriti e 15 quelli uccisi;

 

78 gli arresti fra il personale d’emergenza e i volontari del soccorso medico.

 

Nei territori occupati, tra l’ottobre 2000 e il dicembre 2002, sono 9 i neonati nati morti o deceduti nei giorni immediatamente successivi al parto perché i militari israeliani hanno impedito il passaggio ai check-point o ai neonati o alle madri in procinto di partorire.

 

(fonti: Palestine monitor; B’tselem; Palestinian Red Crescent Society, Union of Palestinian Medical Relief Committees, Palestinian Center for Human Rights)

 

Storie emblematiche

 

Nel distretto di Nablus:

  un bambino di 10 anni, Ala Hamdan Abd al-Aziz Ahmad, muore il 14 ottobre 2000 di appendicite perché i soldati hanno impedito al padre di portarlo in ospedale;

 

  una bambina di 11 anni, Israa Barkat Sallem Ahmad, portatrice di handicap, il 23 marzo 2001, viene trattenuta un’ora ad un check-point mentre è svenuta e muore sulla strada;

 

 

  una bambina di 2 anni, Tabark Jabar Faiz Odeh, si ammala durante il coprifuoco, il 7 aprile 2002, e per nove giorni i soldati impediscono ai familiari di portarla in ospedale. Quando, dieci giorni dopo, può raggiungere l’ospedale, vi muore, nonostante la terapia intensiva.

 

Il 9 marzo 2002, nel distretto di Tulkarem, una ragazza di 17 anni, Rana a-Jayushi, entra in travaglio al mattino e si mette in viaggio per raggiungere l’ospedale, ma le strade sono bloccate e partorisce in una casa lungo il percorso. Il bambino muore alla nascita.

Le condizioni della giovanissima mamma si aggravano e suo marito prova a portarla all’ospedale di Qalqiliya. I soldati al check-point li bloccano per circa mezz’ora. Quando l’ambulanza arriva, Rana a-Jayushi è già morta.

 

Il 25 maggio 2002, nel distretto di Betlemme, Fadiya Kamel partorisce un bimbo in macchina, mentre va all’ospedale. I soldati israeliani, con un blocco stradale di immondizia, impediscono il passaggio dall’altra parte, dove l’ambulanza sta aspettando la madre e il piccolo per portarli in ospedale. Quando riescono a raggiungere la clinica ostetrica, il neonato muore.

 

(fonte: B’tselem Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei Territori occupati)

 

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Bisan Musa - 10 anni - V B

 

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Ginin Muslem - 8 anni - III A

 

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Haisam Hallawati - 11 anni - VI B

 

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Selin Alluhi - 8 anni - III B

 

 

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Lord Khader Yuakim - 9 anni - IV B

 

 

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