Refusenik

 

 Nelle “fotografie della realtà” che i bambini di Betlemme disegnano, i militari israeliani vengono rappresentati in maniera univoca ed inequivocabile. Riteniamo doveroso, pertanto, riportare, per gli uni e per gli altri, l’appello pubblicato a pagamento sul quotidiano israeliano Ha’aretz il 25 gennaio 2002, da alcuni ufficiali di Tzahal, l’esercito di Israele.

 

I firmatari di questo appello, inizialmente 53 militari israeliani, sono, al febbraio 2004, circa 593, e almeno un migliaio sono i riservisti che, nel 2003, si sono rifiutati di servire Tzahal nei Territori.

 

“Noi, ufficiali e combattenti di riserva di Tzahal, che siamo stati educati nel grembo del sionismo e del sacrificio per lo Stato di Israele, che abbiamo sempre servito in prima linea, che siamo stati i primi, per ogni compito, facile o difficile che fosse, a difendere lo Stato di Israele e a rafforzarlo.

Noi, ufficiali e soldati combattenti che serviamo lo Stato di Israele durante lunghe settimane ogni anno, nonostante l’alto prezzo che abbiamo pagato. Noi che siamo stati in servizio di riserva in tutti i territori e che abbiamo ricevuto ordini e istruzioni che non hanno niente a che fare con la sicurezza dello Stato, e il cui unico obiettivo è la dominazione sul popolo palestinese.

Noi che con i nostri occhi abbiamo visto il prezzo di sangue che l’occupazione impone su entrambe le parti di questa divisione.

Noi che abbiamo sentito come gli ordini che ricevevamo stavano distruggendo tutti i valori di questo paese.

Noi che abbiamo capito che il prezzo dell’occupazione è la perdita dell’immagine umana di Tzahal e la corruzione dell’intera società israeliana.

Noi che sappiamo che i Territori occupati non sono Israele, e che tutte le colonie sono destinate ad essere rimosse...

Noi dichiariamo che non continueremo a combattere in questa guerra per la pace delle colonie, che non continueremo a combattere oltre la linea verde per dominare, espellere, affamare e umiliare un intero popolo.

Noi dichiariamo che continueremo a servire Tzahal in qualsiasi obiettivo che serva la difesa dello Stato di Israele.

L’occupazione e la repressione non hanno questo obiettivo. E noi non vi parteciperemo”.         

 

(Seguono le firme dei militari, qui non riportate).

 

Tra il dicembre 2003 e il gennaio 2004 anche un gruppo di militari in servizio nell’Aviazione israeliana ha reso nota la decisione di non voler partecipare a missioni nei Territori che, per la loro natura (lancio di missili e bombe dagli aerei), colpiscono indiscriminatamente i civili palestinesi.

 

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